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lunedì 21 dicembre 2015

Docenti contrastivi? Esposto-denuncia al MIUR!



I Partigiani della Scuola Pubblica denunciano formalmente al MIUR i contenuti del PDF prodotto, diffuso ed utilizzato dall'ANP (Associazione Nazionale Presidi) durante i seminari di aggiornamento dei Dirigenti scolastici sulle linee-guida del PTOF ( Piano Triennale dell'Offerta Formativa), una innovazione introdotta dalla Riforma Renzi-Giannini. 
In questo documento rivolto ai Dirigenti, infatti, sono contenute delle aperte istigazioni alla violazione di diritti costituzionali ai danni dei docenti, riferibili agli articoli 1-21-33-98. 
In particolare si indirizzano i Presidi ad utilizzare l'arbitrio di "vita o di morte" professionale sui docenti loro conferito dalla norma per inibire in questi posizioni che si trovino in contrasto con le loro, attraverso la frase "non avere le mani legate nei riguardi dei docenti contrastivi ". 
Come mai non "lavativi" o "incapaci" o "inefficienti", se l'intento della Riforma doveva essere quello di premiare il merito e migliorare l'efficienza delle scuole? I Partigiani chiedono al MIUR, tramite PEC inviata il 21 dicembre 2015, di prendere ufficialmente le distanze dal documento procedendo alla immediata revoca di accredito alla formazione dell'ANP e all'individuazione e al sanzionamento dei responsabili materiali dei contenuti. 
La posizione che il MIUR prenderà chiarirà una volta per tutte se il Ministero condivide o meno l'impostazione data dall'ANP e quindi paleserà inequivocabilmente se l'intento che si cela dietro l'inedito strapotere conferito ai Dirigenti scolastici dalla legge 107/2015 sia effettivamente quello incostituzionale e disfunzionale di asservire e controllare la classe docente. 
Il prossimo passo dei Partigiani della Scuola Pubblica, in caso di mancato seguito alla denuncia, sarà il ricorso alla Corte di Giustizia Europea. 
Sottoscrivono l'iniziativa anche i seguenti movimenti di docenti: 
Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza 
Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori 
AZIONE CIVILE-AREA SCUOLA 
Azione Scuola 
Cobas Bologna 
Comitato Genovese a Sostegno della LIP 
Comitato LIP - Viterbo 
Comitato LIP Lamezia 
Comitato LIP Latina 
Comitato LIP San Giovanni Rotondo 
Comitato Locale Lamezia Associazione Nazionale per la scuola della Repubblica 
Coordinamento ITP-Sicilia 
Coordinamento Scuole Viterbo 
CSL Coordinamento docenti Provincia di Latina 
DAT- Docenti Autorganizzati 
Docenti Consapevoli 
Docenti per la scuola statale pubblica 
Esercito di Docenti 
Gilda Unams di Catanzaro 
ILLUMIN'ITALIA Associazione Nazionale 
Insegnanti calabresi 
Insegnanti Liberi 
MSP- Movimento per la Scuola Pubblica 
No INVALSI 
NON SINDACATO SCUOLA 
Professione insegnante 
Scuola, tutti uniti per resistere 
Usb Scuola 
USI SURF scuola università 
Waterloo Scuola 

CITTADINO LUIGI GALLO, DEPUTATO DEL MOVIMENTO 5 STELLE 
SILVIA PICCININI, CONSIGLIERE REGIONALE M5S EMILIA ROMAGNA 

Hanno inviato adesione anche: 
Educatori Uniti Contro i Tagli (Bologna) 
Confederazione Cobas Pistoia 
Retescuole, Milano 

Invitiamo i gruppi scuola di FB a sostenere il ricorso al MIUR contro il documento dell'ANP. Comunicateci la vostra adesione e inseriremo il vostro gruppo nel comunicato. Tutte le nuove adesioni verranno comunicate al MIUR

sabato 7 novembre 2015

Non rubateci il docente di sostegno

Gli Insegnanti di sostegno lanciano un appello al mondo della scuola, ai genitori, alle associazioni, partiti, movimenti, collettivi e gruppi docenti: Lottiamo uniti contro l'abolizione del docente di sostegno e chiediamo appuntamento con Faraone:

"NON RUBATECI IL DOCENTE DI SOSTEGNO!
E’ di queste ore la notizia, osiamo dire discutibile, della riforma del sostegno che il Governo Renzi si appresta a definire unilateralmente, grazie alle deleghe in bianco che ha avocato a sé nella riforma 107/2015, cosiddetta Buona Scuola. Il Governo non pensa più ad un insegnante di sostegno specializzato in attività di sostegno, ma ad un altro tipo di personale non docente che abbia competenze paramediche (!) con una formazione specifica sulle diverse disabilità gravi e che sappia somministrare le medicine. Quindi una figura anomala in ambito scolastico, dal momento che le scuole erano coadiuvate da assistenti alla persona per i bisogni fisiologici e da personale educativo che copriva le ore in cui l’insegnante di sostegno non era previsto . Ogni scuola dovrebbe in futuro incaricare come tutor un docente specializzato che avrebbe il solo scopo di coadiuvare i docenti della classe , in cui è presente lo studente con disabilità, per la stesura del Piano educativo individualizzato. Dimenticano forse che il docente di sostegno è ora coadiuvato nel proprio intervento didattico dall’equipè della ASL, solitamente formata da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo ed un assistente sociale? Per cui non pensiamo che sia proprio abbandonato alle proprie capacità d’improvvisazione, essendo lo stesso comunque specializzato e quindi in possesso di tutti gli strumenti per lavorare proficuamente. Anche Dividere le carriere crediamo sia deleterio. Ed è vero pure che con la riforma Gelmini, anche nella scuola superiore, la divisione per aree disciplinari si sta superando, ma questo non ci sembra che abbia portato migliorie, anzi! Infatti, se un alunno segue la programmazione di classe perché la sua disabilità non è gravissima, grazie alla vicinanza di un docente di sostegno, che è innanzitutto un docente disciplinare di una specifica area, che poi è quella in cui l’allievo presenta maggiore potenzialità, lo stesso potrà aver ben garantiti i risultati attesi. Allora ci sembra opportuno rivolgere lo sguardo a chi la scuola la fa e non la teorizza e lo facciamo dicendo assertivamente “No all’idea di “medicalizzare” l’importante figura del docente di sostegno”; diciamo No alla possibilità di dover somministrare i medicinali di cui gli alunni necessitano, come prevede la proposta di riforma, perché troppo grande è la responsabilità che ne scaturirebbe; le leggi-delega ancora da discutere in Parlamento, tramite le quali Renzi e la Giannini s'apprestano a completare l'opera di distruzione della vera Buona Scuola. In particolare: medicalizzando e marginalizzando la figura dell’insegnante di sostegno (trasformandolo in mera figura di sistema per ridurne il numero e scaricare i tagli sui diversamente abili, nonché sul resto del personale docente - con corsi farsa di 20 ore - e l’opera di integrazione, che in tal modo verrebbe negata ed affossata). Proponiamo, pertanto, al sottosegretario Faraone un confronto pubblico sulla figura del docente di sostegno nei tempi e nei luoghi che vorrà indicarci, per garantire rispetto e dignità all'integrazione scolastica, che era il fiore all'occhiello dell'innovazione pedagogica in Italia!
Illumin'Italia Insegnanti calabresi- PSP Partigiani della Scuola Pubblica Docenti di sostegno italiani Genitori con figli con bisogni educativi speciali e/o diversamente abili

lunedì 12 ottobre 2015

Il 13 ottobre incontro al MIUR al tavolo disabilità e Scuola dell'Infanzia. No all'abolizione del docente di sostegno


Gli Insegnanti calabresi- PSP Partigiani della Scuola Pubblica chiedono al Governo di non abolire la figura del docente di sostegno, come previsto dal DDL Faraone e Malpezzi.
Il 13 ottobre 2015 infatti si discuterà al MIUR sul tema Disabilità.
Infatti al Tavolo “Disabilità ( delega in bianco)” Faraone porta la sua Riforma del sostegno.
Una riforma, che di fatto abolisce la figura del docente di sostegno.
Il 10 giugno 2014 è stata depositata in Parlamento una proposta di legge che aveva come primo firmatario il sottosegretario all'istruzione Davide Faraone. Successivamente la Legge 107 (la cosiddetta “Buona Scuola”) ha dato delega al governo ad adottare decreti legislativi in materia di inclusione scolastica di studenti con disabilità. La proposta di giugno recava il titolo: Norme per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità e altri Bisogni educativi speciali e, poiché potrebbe costituire il nocciolo della nuova iniziativa legislativa del governo in fatto di inclusione, qui ne vorremmo discutere i punti chiave.
All’articolo 2 del DDL Faraone Malpezzi si legge così:
L'articolo 12, comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è sostituito dal seguente:
«5. All'individuazione dell'alunno come persona con disabilità e all'acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale fa seguito un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona con disabilità, gli operatori delle aziende sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, i docenti curricolari delle singole classi e il personale insegnante specializzato della scuola».
La 104/1992 invece, all’articolo 13 (Integrazione scolastica), recitava così sull’assegnazione del docente di sostegno:
4. I posti di sostegno per la scuola secondaria di secondo grado sono determinati nell'ambito dell'organico del personale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge in modo da assicurare un rapporto almeno pari a quello previsto per gli altri gradi di istruzione e comunque entro i limiti delle disponibilità finanziarie all'uopo preordinate dall'articolo 42, comma 6, lettera h).
5. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono garantite attività didattiche di sostegno, con priorità per le iniziative sperimentali di cui al comma 1, lettera e), realizzate con docenti di sostegno specializzati, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo dinamico-funzionale e del conseguente piano educativo individualizzato.
6. Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti (1 ter).
Abbiamo la legislazione più avanzata del mondo in questo ramo con la Legge 104/1992.
In Italia abbiamo osservatori che arrivano da tutto il mondo, per studiare il nostro sistema integrato scuola – sanità, che rappresenta il nostro fiore all’occhiello.
Il sostegno alle persone con disabilità e le figure dei docenti abilitati sulla disciplina e poi specializzati, costituiscono per il nostro Paese (che non ama se stesso evidentemente) il faro mondiale dell’integrazione.
Si è andati in direzione sbagliata quando è stato tolto il docente specializzato all’alunno DSA. Lo dimostra il fatto che nelle scuole si è dovuti ricorrere all’inserimento in classe del DSA, insieme allo studente con disabilità, così che il docente di sostegno aiuti anche lui.
E ancora si rischia di andare in direzione sbagliata, quando si vuole fare la separazione delle carriere, perché il docente non più intercambiabile, fa fallire il nobile disegno dell’integrazione in classe.
Il docente di sostegno non è stato concepito come una figura badante o come personale sanitario che si specializza ulteriormente nelle singole disabilità. Il docente specializzato sa bene che gli studenti con autismo, sono tutti diversi tra loro e così tutte le altre disabilità presentano specificità, singolarità che appartengono solo a quella persona, quindi perché andare nella direzione del fallimento dell’obiettivo principale che è quello dell’integrazione in classe? Perché snaturare il ruolo e la funzione principale del docente specializzato?
Nella scuola secondaria di secondo grado, durante il Governo Monti, è stata avviata la soppressione delle aree di specializzazione (scientifica, umanistica, tecnica, motoria) per favorire non certo l’apprendimento dei ragazzi con disabilità i quali hanno diritto ad avere un “sostegno” competente, come giustamente sostenuto nella sentenza n.245 del 26 gennaio 2001 del Consiglio di Stato, ma solo per facilitare la mobilità dei docenti. Sarebbe invece utile ripristinare le aree di competenza professionale.
Riformare il sostegno con soluzioni che non hanno nulla di ragionato e all’insegna del risparmio, con il rischio di eliminare una figura di altissimo profilo quale è quella del docente specializzato in integrazione, arrecherebbe un ulteriore danno alle scuole statali che, oggi, si reggono in piedi da sole, senza l’aiuto dello Stato.
Non si tocchi la legge 104/1992 e non si abolisca il docente di sostegno!

insegnanticalabresi@gmail.com










sabato 29 agosto 2015

ASSEMBLEA-INCONTRO DEL CONSIGLIERE NUCERA CON I DOCENTI E LAVORATORI DELLA SCUOLA

L’incontro voluto proprio dal consigliere di SEL Giovanni Nucera avviene in presenza della responsabile Calabria scuola Rita Maria Meliti e della segretaria regionale Nancy Valente inizia alle 17.00 circa. Modera ed introduce il professore Rocco Tassone. “Come dalla Puglia anche dalla Calabria un messaggio da mandare ai nostri governanti”, esordisce auspicando che la Calabria, seguendo le orme della Puglia, deliberi quindi per portare la legge 107 davanti alla Corte Costituzionale. Tassone ricorda l’incontro avvenuto nella stessa mattinata presso la cittadella regionale a Catanzaro fra i delegati delle principali sigle sindacali e l’assessore al lavoro e scuola Federica Roccisano. Infatti, l’incontro ripetutamene sollecitato dal collettivo docenti con presidente Oliverio e da quest’ultimo promesso ancora non c’è stato. Si auspica quindi che il 31 agosto in occasione della prossima seduta del Consiglio Regionale si concretizzi il sostegno che tanti capigruppo manifestano con una delibera a favore della mozione, perché “o si è con i calabresi o contro di essi”, non ci sono mezzi termini. Illustra brevemente l’incontro della mattinata la docente e avvocata Gianfranca Bevilacqua, ospite dell’incontro tramite il sindacalista Nino Tindiglia, la quale sottolinea pure lei che ancora il Presidente della Giunta Regionale non ha voluto l’incontro tanto sollecitato dai docenti “La Assessora dissente dalla riforma, come in altre occasioni ha divulgato agli organi di stampa, ma la sua posizione appare filogovernativa”. Secondo l’assessora, che pure disconosceva il contenuto della mozione, la delibera difficilmente avrebbe esito positivo, segno evidente di una gravissima ingerenza istituzionale degli alti vertici del PD che sono al governo nelle competenze governative locali. Gianfranca Bevilacqua riferisce inoltre che le sigle sindacali presenti hanno presentato in occasione dell’ incontro con l’Assessora un comunicato che tiene conto dei profili di incostituzionalità della legge ed evidenzia i plurimi danni che essa reca a tutte le categorie di lavoratori del settore. L'avvocato Illustra quindi quale è l’iter della riforma davanti la Corte Costituzionale, “Se la Corte dovesse accogliere, la legge verrebbe immediatamente espunta dal sistema” . Lara Nocito da Cosenza, autrice della lettera con cui richiede al Governatore di concedere spazio alle denunce di incostituzionalità alla legge 107 dei docenti, senza ottenere una risposta, ribadisce la gravità dell’atto di ingiustificata “deportazione” che il legislatore ha inteso infliggere ai docenti aventi diritto all’assunzione, nel ricatto sotteso all’accettazione di un contratto mistificatoriamente definito “a tempo indeterminato”, con destinazione finale sconosciuta, su basi nazionali. Gravissime saranno le conseguenze socio-economiche che graveranno sulle famiglie della Regione Calabria, visto che la “deportazione” viene effettuata su docenti di 45-50 anni di età. Tutto ciò mentre lo statuto della Regione Calabria invoca tra i suoi principi cardine il sostegno alle famiglie. Eligio Basile dell’ORSA ribadisce che se il governo regionale non porta avanti le reali vertenze della Regione ma asseconda quelle che sono le linee governative, allora non rappresenta più l’ente locale, ma il potere nazionale. È lecito chiedersi se il governatore della Calabria abbia di fatto ragionato sulle implicazioni che avrebbe in Calabria la riforma, visto che lo strapotere conferito ai Dirigenti scolastici implica l’incremento esponenziale dei tristemente diffusi fenomeni di clientela e corruzione. Diffusamente Basile si sofferma anche sulla formazione degli organici che risultano ridotti, nonostante gli investimenti, e sulla sentenza mai applicata del tar del Lazio che prevedeva la reintroduzione di ore di lezione soppresse di fatto di cui nessuno parla più. Interviene poi Arnaldo Maruca della Cgil. “Bisogna trovare sinergia e unione nelle iniziative”. Esordisce così, rimarcando che su questa legge nessuno è d’accordo. “Tra sindacati abbiamo costruito un’unità che mancava da anni”, riferendosi comunque ai sindacati maggiormente rappresentativi, coi quali è stata fatta una impugnativa al Tar sulla esclusione di quei docenti che hanno maturato il diritto all’assunzione, restandone esclusi, pur avendo alle spalle 36 mesi di lavoro consecutivi. Altri ricorsi sono in attesa di essere varati, ad esempio sulla chiamata diretta del Dirigente Scolastico e sulla valutazione del merito si attendono i decreti attuativi. Maruca precisa che l’incontro della mattinata dell’Assessore al lavoro e scuola con i sindacati rientra nella ruotine di ogni anno. Anche sul referendum sottolinea che è un’iniziativa prematura e, allo stato attuale, con dubbie prospettive di successo. Precisa ancora che il comunicato diffuso dopo l’incontro è in sintonia con la mozione dei docenti autoconvocati, con qualche elemento in più: la posizione dei lavoratori ATA e la questione dei trasporti. Annuncia le prossime iniziative da attuare dal 1 settembre nelle scuole; il 6 settembre a Bologna anche la Flc Cgil parteciperà agli Stati Generali della scuola, l’11 settembre a Roma è prevista la riunione di tutte le RSU; il 10 ottobre manifestazione unitaria; annuncia anche la presenza di una delegazione della Flc cgil di Reggio al prossimo consiglio del 31 agosto. Bianca Laura Granato illustra la genesi della mozione e, a proposito delle sinergie che non si sono create con i sindacati, sostiene che il mancato coinvolgimento degli stessi nelle fasi precedenti la stesura del documento. Condivide comunque i contenuti del comunicato diffuso dalle OO.SS. con le quali si potranno portate avanti iniziative in sinergia. Rimarca anche le contraddizioni emerse da precedenti dichiarazioni che tanto Orlando Greco, capogruppo al consiglio Regionale, tanto l’Assessore Roccisano hanno in precedenza fatto di essere contrari alla riforma, non si intende come ora potrebbero giustificare una eventuale inversione di tendenza, essendo peraltro gravissima motivazione quella dell’allineamento alla posizione politica del premier al vertice del loro partito. Tale motivazione infatti si configurerebbe come un grave conflitto di interessi tra i consiglieri calabresi PD e il compito istituzionale cui sono preposti. Ci sono aspetti della legge 107, ben evidenziati nella mozione, che confliggono con le competenze che il titolo V della Costituzione riconosce alla Regione, quali l’obbligo per gli studenti di effettuare un tirocinio formativo di 200 ( per i trienni dei licei) o 400 ( per i trienni degli istituti tecnici). La Calabria non è dotata sul territorio di strutture idonee a garantire ad un così vasto bacino d’utenza un’opportunità formativa valida per quel numero di ore e sicuramente ciò sarà oggetto di numerose proteste da parte degli studenti e dei genitori, laddove questi toccheranno con mano che i ragazzi diventeranno manodopera a costo zero per le imprese locali senza imparare nulla. La lotta dei collettivi e dei comitati locali riguarda i diritti di tutta la cittadinanza, non solo quelli di categoria. Ecco perché, a nome di tutti i cittadini della Regione, si richiede con forza che il Consiglio Regionale impugni la legge 107. Stante la nostra vigilanza e presenza capillare sul territorio, non ometteremo certo di rinfacciare in tutte le occasioni le debite responsabilità ai singoli deputati e senatori calabresi che hanno votato tale norma in Parlamento e ai consiglieri regionali che il 31 agosto dovessero votare a sfavore della nostra mozione, tradendo la cittadinanza e i loro doveri istituzionali. Nino Tindiglia della Gilda avverte che “la fase è delicata, occorre l’unità per fare percorsi insieme”. Egli riferisce che nell’incontro con l’assessore sarebbe emersa la volontà di valutare la fattibilità della mozione. Il sindacalista entra anche nel merito della valutazione della riforma con la quale si è inteso annientare la classe docente, a cominciare dai sistemi di valutazione e continuando con la sperequazione tra le scuole, con differenti livelli non di prestazioni ma di risorse e quindi di risultati. Interviene Nancy Valente di SEL Calabria che si compiace del fatto che la conferenza in atto sia “un tavolo di lavoro”. “Questa riforma è pericolosa sul piano sociale perché impoverendo la scuola si impoverisce la società” quindi questa lottà “è una lotta a vantaggio dell’intera società”. Sullo stesso tenore l’intervento di Antonio Guerriero della consulta giovanile di SEL secondo cui “perdere le risorse umane è una perdita per la società”. Continua affermando che i nomi dei responsabili vanno anche ricercati tra i segretari dei partiti, e tra i poteri che si celano dietro ciascuno dei capigruppo, rimarcando la responsabilità politica di questo disegno che investe l’intera società , per cui esorta ad “intervenire anche nei confronti di questi ultimi”. Un intervento anche da un non lavoratore della scuola, ma marito di una “deportata” ricorda la sentenza europea che obbliga l’Italia all’assunzione, e ammonisce che se non sarà la Regione a portare avanti la mozione, vuol dire che gli aspetti incostituzionali della riforma verranno risolti nei contenziosi presso le corti competenti. Ricorda le inascoltate e innumerevoli forme di protesta la responsabile scuola di Sel Calabria, Rita Maria Meli. “La legge creerà profonde diseguaglianze”. “Gli insegnanti posti sotto stress dovranno creare braccia a basso costo e non persone pensanti”. Ricorda inoltre che i nostri laureati sono in giro per il mondo e apprezzati proprio perché la loro formazione scolastica è di qualità, mentre puntualizza che la meritocrazia e la valutazione sui docenti servono quando si attengono a criteri oggettivi e condivisi. Interviene Rosella Cerra che riporta una mozione del consigliere di maggioranza Orlandino Greco presentata in consiglio il 25 maggio nella quale si esortava il presidente Oliverio ad una discussione su tale riforma dagli inevitabili margini di incostituzionalità considerato che, asserisce la nota, “si sia in presenza di violazioni gravi dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta Costituzionale quali il diritto allo studio e la parità di ogni cittadino dinanzi allo Stato”. Il Capogruppo, a quanto si evince, intendeva allora suggerire al presidente Oliverio di seguire l’esempio del suo collega della Puglia, Emiliano, il quale ha rimandato la valutazione della fattibilità della mozione da loro approvata all’avvocatura della Regione. Rosanna Giovinazzo ricorda la pericolosità delle deleghe in bianco in generale ed in particolare sulla scuola dell’infanzia che espone la Regione, i Comuni e le famiglie al rischio di cofinanziare il servizio, che la Costituzione attribuisce interamente allo Stato. ( art. 3 e 33 della Costituzione). Intervento anche da una precaria della scuola dell’infanzia, con tre bimbi piccoli sotto i 5 anni, che, dopo un lungo servizio prestato in Lombardia, attendeva il ruolo provincia e in conseguenza delle modalità di assunzione previste dalla normativa ha preferito non presentare domanda. Il suo atto di accusa è rivolto a tutti i docenti precari che hanno prodotto domanda (4000 in Calabria) e a chi non ha loro suggerito di non fare domanda, per boicottare la legge. Tutti i docenti e sindacalisti presenti in sala rispondono che non se la sono sentita di dare alcun consiglio, stanti le minacce vaghe del dettato normativo e le faq ambigue del ministero. Un intervento anche di Gianni Speranza, già sindaco di Lamezia Terme, esponente di Sel e docente. Secondo lui il governo “ha utilizzato l’arma dello sconquassamento della scuola pubblica per un controllo dell’istituzione”. Anche il ricatto della stabilizzazione è rivolto ad un controllo della vita degli insegnanti. In questa riforma sussistono i presupposti per la corruzione e la clientelarizzazione della classe docente. Renzi attaccherà nuovamente gli insegnanti che si stanno opponendo, per cui bisogna avere il sostegno anche del mondo degli intellettuali. Un breve passaggio anche sul tema del referendum che, ricorda, si vince con i voti della gente, quindi “bisogna diventare maggioranza nel paese”. Conclude gli interventi il consigliere Giovanni Nucera, che ringrazia i docenti per la battaglia di civiltà che stanno portando avanti. Lamenta che un confronto reale in consiglio su questo tema finora non c’è stato. Ciò che lo ha indotto ad abbracciare questa lotta è il principio in base al quale “le leggi devono essere condivise dagli operatori e questa legge non incontra il consenso né dei docenti, né degli studenti, né di buona parte dei dirigenti”. Nucera ravvisa anche una delegittimazione della scuola pubblica a vantaggio delle private. Ricorda che la mozione è stata posta all’ordine del giorno dal presidente del consiglio Nicola Irto come “argomento di discussione”, e non semplice mozione quindi, visto “il passaggio politico della Puglia, il consiglio lo deve discutere”, auspicando che oltre all’adesione dei consiglieri Sculco, Nicolò e Arruzzolo, anche gli altri, che al momento la stanno ancora analizzando, possano giungere ad una condivisione ampia e che quindi venga approvata.

giovedì 27 agosto 2015

APPELLO PER IL SOSTEGNO DELLA MOZIONE DEI DOCENTI AI CONSIGLIERI REGIONALI E AI SINDACATI

Gli Insegnanti calabresi e i comitati docenti autoconvocati di tutte le province, lanciano un appello ai consiglieri regionali per un’ampia convergenza sul voto di approvazione della mozione n°39 depositata il 25 agosto 2015. Tale mozione sulla Scuola, mette in rilievo tutte le criticità della Riforma (Legge n°107 del 13 Luglio 2015) nei punti di incostituzionalità che ledono le competenze regionali. La mozione ha il fine di adire la Corte Costituzionale, entro il 13 settembre, con un ricorso della Regione Calabria. Pertanto gli Insegnanti calabresi chiedono anche il sostegno di tutti i sindacati, che invitano a partecipare alla seduta del Consiglio regionale del 31 agosto che inizia alle ore 14 a Palazzo campanella a Reggio, insieme ai lavoratori della scuola. Al momento parteciperanno al sit in del 31 agosto, il sindacato USB, Orsa, CGIL Cosenza, Gilda, Flc cgil, delegazione provinciale di Reggio. Appello alIa partecipazione anche ai docenti e lavoratori della scuola. Informiamo pertanto che i pullman partiranno da Catanzaro Cosenza e Lamezia Terme. 
Per info sul pullman e adesioni, telefonare al 320/9743024 (Lamezia), 340/1480886 (CZ), 333/ 278 9420 (Cosenza)

I docenti ringraziano il Consigliere regionale Nucera per aver depositato la mozione

Tra i punti all'ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale del 31 agosto è stata inserita la mozione n.39/10^ a firma del Consigliere Giovanni Nucera sull'incostituzionalità della legge statale n. 107 "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti", con la quale si impegna il Presidente Oliverio e la Giunta regionale a sollevare la questione di legittimità sulla norma. Il risultato raggiunto non era né facile né scontato, gli organi regionali sono stati inondati da richieste e sollecitazioni formali e non, ma è solo grazie ad un personale ed intenso impegno del consigliere regionale Giovanni Nucera che, profondamente convinto della validità dei contenuti della mozione, ha contattato tutti i colleghi Consiglieri per coinvolgerli e sensibilizzarli in merito alla mozione stessa. E così, conclusi i lavori della conferenza stampa, tenutasi ieri a Cosenza presso la Casa delle Culture, il Presidente Irto ha ufficializzato l'inserimento della discussione della mozione tra i punti all'ordine del giorno del Consiglio regionale previsto per il 31 agosto. Grazie al Consigliere regionale Giovanni Nucera da parte di tutti i Docenti Calabresi per l'impegno profuso e la sensibilità dimostrata. Il prossimo appuntamento è previsto per venerdì 28 agosto alle ore 17 presso il Gran Hotel Lamezia, dove il consigliere Nucera incontrerà personalmente gli insegnanti, i precari e i rappresentanti del settore scuola.

martedì 25 agosto 2015

Inserita la mozione all'ODG del Consiglio regionale del 31 agosto

Il 25 agosto 2015 , alle ore 11, presso la Casa delle culture di Cosenza si è tenuta la Conferenza stampa degli "Insegnanti calabresi" sulla petizione depositata al Consiglio regionale. Con la presenza dei referenti dei comitati dei docenti di tutte le province calabresi ha moderato il Prof.re Rocco Tassone, docente di Vibo valentia, stigmatizzando la legge in un disegno complessivo che vuole la perdita della libertà di insegnamento, portando la scuola ad essere uno strumento dei poteri forti con uno svilimento dei soggetti pensanti trasformandoci tutti in un esercito di sudditi. È intervenuta per prima la prof.ssa Gianfranca Bevilacqua che rappresenta anche la legale del movimento. Ha esposto l’ excursus procedurale che coinvolge la Corte Costituzionale in quanto la Legge è stata definita costituzionalmente illegittima in molti punti.
Ha anche ricordato a tal proposito la diffida indirizzata a Mattarella fatta degli Insegnanti calabresi proprio a non promulgare, come garante della Costituzione, una legge che la viola inalmeno nove punti, come è stato evidenziato dal giudice Ferdinando Imposimato con il quale la docente si è relazionata in diverse occasioni e il quale ha sostenuto fin dall’inizio le lotte degli insegnanti. Ha ancora chiarito i motivi del dissenso nei confronti di un eventuale referendum abrogativo, al momento prematuro e, così come prospettato, inammissibile. Ha ancora illustrato la forte probabilità di una serie di ricorsi alla Corte Costituzionale al momento dell'applicazione della legge, in seno a processi civili o amministrativi, da parte dei docenti che si riterranno lesi. Ha quindi spiegato la procedura del ricorso regionale ex art. 127 secondo comma cost. per cui un presidente di Regione può adire la Corte qualora ravvisi in una legge un conflitto di attribuizioni e di competenze con i ruoli delle regioni. Ha poi delineato i contenuti stessi della mozione la professoressa Bianca Laura Granato, entrando subito nel merito delle incostituzionalità, cominciando dall’alternanza scuola-lavoro. A questo proposito, il governo, nel prevedere un numero di ore ben preciso da destinare alla formazione professionale non ha tenuto conto delle peculiarità delle Regioni, che sono gli enti territoriali competenti in materia. Altro punto è la delega in bianco di cui al comma 181 dell'art. 1 riguardante le scuole dell'infanzia, destinate ad essere cofinanziate dalla Regione, dai Comuni e dalle famiglie. Cos'ha in mente il legislatore nell'enunciazione di criteri così confusi da violare l'art. 76 della Costituzione? Forse di addebitare a questi enti o a privati i costi delle scuole dell'infanzia? Un altro aspetto inquietante è quello dei docenti precari con 36 mesi di lavoro nelle loro province, vincitori di un ricorso alla Corte europea, assunti con lo squallido ricatto di un contratto triennale su scala nazionale.
Questi docenti che costituiscono una prospettiva di progresso e di qualificazione per la nostra Regione, assunti probabilmente nelle regioni del Nord Italia, verranno a sottrarre al PIL della Regione, con conseguente pesante impoverimento delle famiglie smembrate che rimangono in Calabria. Questi sono solo tre degli aspetti incostituzionali della legge 107 che ledono le Competenze regionali, ma ne abbiamo elencati nella mozione diversi altri non meno evidenti e gravi. Un accento particolare sulla condizione di “deportazione” che sono già di fatto costretti a vivere i docenti precari con il ricatto dell’assunzione è stato posto nell’intervento della prof.ssa Lara Nocito di Cosenza. I precari, infatti, dopo anni di lavoro nelle scuole della loro provincia, subiranno un trasferimento coatto che, nei fatti, porterà gravi disagi a loro e alle loro famiglie. Dovranno scegliere tra il lavoro e gli affetti, trasferirsi al Nord con 1300 euro, docenti che in media hanno 45 anni ed hanno costruito una vita in un luogo ed ora si vedono derubati di ciò che hanno costruito per anni. Rosella Cerra ha ricordato le varie tappe che hanno portato alla legge di riforma, dall’articolo di circa un anno fa dell’allora sottosegratario all’istruzione Reggi dove si ipotizzava l’aumento dell’orario di lavoro a parità di stipendi, passando per l’opuscolo “La buona scuola” fino alle prime forme del disegno di legge, accompagnate dalle svariate forme di protesta, dai presidi a Montecitorio, gli scioperi, le assemblee sindacale, i boicottaggi delle prove invalsi.
L’ultimo passo nel limiti della legalità è ora quello di rivolgersi alla Corte Costituzionale. Ha voluto rimarcare che infatti che i “poteri” conferiti al dirigente andrebbero anche a inrterferire con le competenze delle Regioni in materia di istruzione, aprendo quindi ad una stagione di conflitti e di ricorsi anche in ordine di gestione. Corradina Scillia ha illustrato invece quella che è la reale e condivisa riforma della scuola, la LIP (Legge di Iniziativa Popolare) ripresentata al Governo nel mese di giugno e mai discussa.
A tal proposito ricorda che per il 5 e 6 settembre a Bologna sono stati convocati gli Stati Generali della Scuola, una due giorni in cui si discuterà di LIP e referendum abrogativo, nella intenzione di raggiungere una condivisione dei quesiti in più ampia possibile. Infine è intervenuto Francesco la Bernarda da Crotone, rimarcando quanto sia fourviante la definizione di “Buona” di una pessima riforma della scuola. Esorta quindi una azione congiunta con gli studenti per ole prossime azioni di mobilitazione.
Fra gli interventi del pubblico, particolarmente degno di nota quello dello studente Antonio Viteritti del Fronte Gioventù Comunista che, intervenuto al microfono, ha sostenuto che l'alternanza scuola / lavoro, così come ideata, sfrutta gli studenti e sottrae posti di lavoro a disoccupati, facendo quindi una semplice ma efficace analisi sul peggioramento delle condizioni di lavoro in Calabria. Fra gli interventi quello di Eligio Basile dell’ORSA che ha ricordato che in Calabria la scuola rappresetna la principale agenzia di lavoro esprimendosi quindi in maniera contraria alla forma di assunzione per deportazione. È intervenuto anche il segretario provinciale della CGIL Pino Assalone il quale ha ricordato che per il personale ATA non vi saranno quest’anno incarichi annuali, in quanto la soppressione delle provincie ha portato alla conversione del personale negli amministrativi delle scuola, senza nulla prevedere per i precari che hanno nel frattempo maturato diritti alla stabilizzazione. Mentre il Presidente del Consiglio Regionale calabrese, Nicola Irto, ha reso noto tramite il tg3 subito dopo il servizio relativo alla conferenza stampa, che la petizione degli Insegnanti Calabresi nonché mozione del consigliere regionale di SEL, Gianni Nucera, è stata inserita all'ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale del 31 agosto (Mozione n. 39/10^). “Su questa iniziativa registriamo con soddisfazione un'ampia convergenza delle istituzioni nonché di molti consiglieri al Consiglio regionale, da Flora Sculco di Calabria in rete, ad Alessandro Nicolò di Forza Italia, al capogruppo di NCD Giovanni Arruzzolo che ha manifestato il suo sostegno direttamente agli Insegnanti calabresi”. Ha così commentato Nucera.
Anche il capogruppo di maggioranza Orlandino Greco tramite il suo portavoce avvocato Michele Arnoni che ha raggiunto nella tarda mattinata i docenti al margine della conferenza, ha riferito dell’intenzione del consigliere di sostenere la mozione in consiglio e ha riferito inoltre che già all’indomani dell’approvazione della legge aveva presentato una mozione al Consiglio per discutere sulle “Violazioni gravi dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta Costituzionale quali il diritto allo studio e la parità di ogni cittadino dinanzi allo Stato”. Il 31 saremo tutti a Reggio per sostenerne l'approvazione! Prossimo appuntamento venerdì 28 agosto alle 17:00 al Grand Hotel Lamezia dove iil consigleire Nucera incontrerà il corpo degli insegnanti, i precari e i rappresentanti del settore. 
Insegnanti Calabresi Comitato per la scuola della Repubblica - Catanzaro e provincia, Movimento Docenti Autoconvocati di Cosenza, Comitato di Vibo Comitato di Crotone Comitato di Reggio Calabria Referenti: prof.ssa Rosella Cerra (Lamezia) prof.ssa Bianca Laura Granato (CZ) prof.ssa Daniela Costabile (Lamezia) prof.ssa Gianfranca Bevilacqua (Lamezia Terme) prof.ssa Lara Nocito (CS) prof.ssa Rosanna Giovinazzo Polistena (RC) prof. Tassone Rocco Docente ITC di Mileto (VV) prof.ssa Fiammingo Antonella, Referente comitato docenti Scuola (VV) professore La Bernarda Francesco, Comitato docenti Crotone.

sabato 22 agosto 2015

Solidarietà dei docenti ai Lavoratori Ikea

Insegnanti calabresi e il Movimento docenti autoconvocati di Cosenza, Catanzaro e Reggio solidarizzano, insieme a "Docenti per la Scuola Statale Pubblica ", con le lavoratrici e i lavoratori dell'IKEA che da giorni manifestano il loro dissenso nei confronti delle nuove politiche gestionali della società datrice di lavoro. I lavoratori dell’Ikea sono di nuovo in sciopero dall’inizio di agosto in tutto il paese e chiedono all’azienda che sia rinnovato il contratto integrativo aziendale, che garantiva una serie di benefici rispetto al contratto nazionale del commercio. Alcuni degli striscioni di protesta riassumono bene la situazione: “Lavoratori italiani, mobili svedesi, stipendi cinesi” e “Offerta speciale, sconto del 20 per cento su tutti i dipendenti Ikea”. La trattativa tra sindacati e azienda è in atto, ma i risultati tardano ad arrivare. L'IKEA, a livello internazionale, non è certo in crisi e si fa fatica a comprendere come si possano pretendere dai lavoratori condizioni di lavoro peggiorative. Non è più tollerabile che l'unica attenzione,in qualsiasi luogo di lavoro, venga assegnata al mero profitto. I docenti calabresi sono vicini ai colleghi lavoratori IKEA e si rendono disponibili a partecipare ad eventuali azioni di lotta contro l'abuso dei diritti dei lavoratori, diritti che tutte le categorie unite devono assolutamente difendere.

mercoledì 19 agosto 2015

I docenti calabresi scrivono una lettera ai Capigruppo del consiglio regionale. Dichiarazione d'intenti e sostegno alla Mozione depositata.

Gli insegnanti calabresi ed i comitati provinciali hanno inoltrato, a tutti i capigruppo del Consiglio regionale, lettera informativa sulla mozione presentata al Consiglio regionale, giorno 15 agosto 2015, riguardante la legge 107 del 13 luglio 2015, denominata Buona scuola, della quale sono stati messi in rilievo i suoi forti elementi di incostituzionalità e di evidente ingerenza sulle competenze regionali. Nella stessa lettera, che vale anche come invito di partecipazione, si informano i capigruppo della conferenza stampa, che si terrà giorno 25 agosto 2015 alle ore 11,00 presso la Casa delle Culture, Corso Telesio a Cosenza, in cui verranno spiegati i contenuti della mozione e le motivazioni ad essa sottese. Inoltre, si chiede agli stessi capigruppo di esprimere la loro dichiarazione di intenti riguardo i contenuti della mozione stessa, con la certezza che verrà da essi sostenuta nella prossima Assemblea regionale calendarizzata per il 31 agosto c.m. Alla lettera sono stati allegati il testo della mozione presentata e la missiva del giudice Imposimato, che da mesi sostiene la nostra lotta, in difesa della scuola pubblica e della democrazia

domenica 16 agosto 2015

Depositata mozione in Consiglio Regionale contro la riforma

Il giorno di Ferragosto i docenti calabresi hanno depositato una mozione in Consiglio Regionale perché sia adita la Corte Costituzionale contro la Riforma della Scuola del Governo Renzi.
Dopo la richiesta di un appuntamento ufficiale, non ancora concesso, fatta al Governatore della Regione, i docenti hanno elaborato e condiviso una mozione, indirizzata al Presidente della Giunta Regionale Mario Oliverio e al Presidente del Consiglio Regionale, Nicola Irto, per promuovere la questione di legittimità costituzionale, ex art.127 comma secondo della Costituzione davanti alla Corte costituzionale, contro la Legge 107/2015, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 luglio. 
I promotori dell'iniziativa, Comitato per la scuola della Repubblica - Catanzaro e provincia, gli “Insegnanti Calabresi”, il Movimento Docenti Autoconvocati di Cosenza, i Comitati docenti di Vibo, Crotone, Reggio Calabria, hanno richiesto al Presidente del Consiglio Regionale l'inserimento della mozione all'ordine del giorno della seduta del 31 agosto. 
La mozione va inserita con urgenza, poichè il 13 settembre 2015, scadranno i termini per la proposizione del ricorso della Regione Calabria. 
Questa Riforma della scuola lede le competenze regionali ed è un oltraggio alla Costituzione, di cui tradisce numerosi principi. In particolare si individuano violati gli articoli 3 e 33 della costituzione laddove non viene garantito il diritto allo studio e la libertà di insegnamento nel momento in cui tale diritto dipenderà dalle disponibilità economiche degli enti locali, sui quali graverà parte della gestione delle attività scolastiche, e dagli orientamenti dei dirigenti scolastici, che proprio in virtù dei “super poteri” di cui saranno investiti, potrebbero anche essere portati a scavalcare i ruoli e le competenze delle stesse amministrazioni regionali. 
Ma la riforma avrebbe ripercussioni notevoli anche sul piano sociale ed economico della regione, laddove l’esodo di massa al quale sono di fatto stati costretti i precari con il ricatto dell’immissione in ruolo, genererà un disfacimento dei nuclei familiari, specie ove vi siano casi di disabilità non più tutelati dalla 104, e una notevole perdita di gettito fiscale e contributivo andando di fatto a ledere le competenze regionali in materia di "coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali", di cui all'art. 117 della Costituzione. 
Come già avvenuto in altre regioni d’Italia nelle quali docenti e movimenti politici hanno già avviato il livello di discussione su tali procedimenti di ricorso, si chiede in buona sostanza che anche in Calabria si avvii in tempi brevi un dialogo fra istituzioni e parti sociali. Pertanto una delegazione di promotori dell'iniziativa prenderà parte alla seduta del Consiglio Regionale del 31 agosto per sostenere la mozione e vigilare sull'operato dell'organo collegiale. 
Comitato per la scuola della Repubblica - Catanzaro e provincia, 
Insegnanti Calabresi, 
Movimento Docenti Autoconvocati di Cosenza, 
Comitato di Vibo 
Comitato di Crotone 
Comitato di Reggio Calabria 
Referenti: 
prof.ssa Rosella Cerra (Lamezia) 
prof.ssa Bianca Laura Granato (CZ) 
prof.ssa Daniela Costabile (Lamezia) 
prof.ssa Gianfranca Bevilacqua (Lamezia Terme)
prof.ssa Lara Nocito (CS) 
prof.ssa Rosanna Giovinazzo Polistena (RC) 
prof. Tassone Rocco Docente ITC di Mileto (VV) 
prof.ssa Fiammingo Antonella, Referente comitato docenti Scuola (VV) 
professore La Bernarda Francesco, Comitato docenti Crotone.

Ecco la mozione Presentata in aula in data 31/08/2015 

AL SIGNOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DI Calabria SEDE 

Oggetto: MOZIONE URGENTE EX ART. 10 REG. CONSIGLIO REGIONALE. 
Incostituzionalità della legge statale n°107 recante: “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” 

Il Movimento Docenti Autoconvocati – Cosenza, il Collettivo Insegnanti calabresi – Lamezia, il Comitato x la Scuola della Repubblica – Catanzaro e provincia, il Comitato docenti Crotone, il Comitato docenti Vibo Valentia, ai sensi della disposizione regolamentare riferita in oggetto, con la presente: 
PREMESSO CHE 
• in data 15 luglio 2015 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge statale n°107 recante: “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”; 
• il secondo comma dell’articolo 127 della Costituzione stabilisce che «La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un'altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente valore di legge.»; 
• la materia «istruzione» rientra, a norma dell’articolo 117, terzo comma, tra le materia di legislazione concorrente; 
• la Corte costituzionale, con giurisprudenza costante, ha ritenuto ammissibili le questioni di legittimità costituzionale prospettate da una Regione, nell’ambito di un giudizio in via principale, in riferimento a parametri diversi da quelli, contenuti nel Titolo V della Parte seconda della Costituzione, riguardanti il riparto delle competenze tra lo Stato e le Regioni, quando sia possibile rilevare la ridondanza delle asserite violazioni su tale riparto e la ricorrente abbia indicato le specifiche competenze ritenute lese e le ragioni della lamentata lesione (ex plurimis, sentenze n. 22 del 2012, n. 128 del 2011, n. 326 del 2010, n. 116 del 2006, n. 280 del 2004); • i commi 180 e 181 della legge 107 del 2015 delegano al governo l’esercizio della potestà legislativa con riferimento a nove distinti e rilevanti ambiti riconducibili alla materia istruzione; 
• deve rilevarsi il vulnus di costituzionalità riscontrabile nelle deleghe conferite, peraltro vaghe, in materie che rientrano nella competenza legislativa concorrente; l’articolo 76 della Costituzione, infatti, subordina la legittimità della delega legislativa alla fissazione dei principi e criteri direttivi, ciò rende assai problematico che l’oggetto della delega stessa possa, a propria volta, essere costituito da principi: e, cioè, da determinazioni della stessa natura di quelle che dovrebbero guidarne la formulazione. Senza contare che questi ultimi (i principi – se così può dirsi – al quadrato), essendo finalizzati alla formulazione di altri principi, verrebbero fatalmente ad assumere un carattere di assoluta evanescenza (tanto più se – come nella specie – dovessero riferirsi ad una serie di materie diverse, fortemente eterogenee l’una dall’altra). 
• Ulteriori profili di legittimità costituzionale da eccepirsi riguardano la limitazione della libertà di insegnamento con presunta violazione dell’articolo 33 nonché la disparità di trattamento tra i docenti immessi in ruolo sino all’anno scolastico in corso e coloro i quali saranno immessi in ruolo in base alle norme introdotte dalla legge che si contesta; aspetti che, quanto meno astrattamente, sono in palese violazione dell’articolo 3; 
• dubbi di legittimità costituzionale, per violazione del combinato disposto degli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, riguardano, inoltre, la disposizione di cui al comma 110 nella parte in cui, con riferimento ai concorsi pubblici, dispone con riguardo ai soggetti che possono accedere alle procedure, che per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto possono partecipare solo i candidati in possesso del relativo titolo di abilitazione mentre non può partecipare il personale docente ed educativo già assunto con contratto a tempo indeterminato nelle scuole statali; 
• Il Presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, prof. Ferdinando Imposimato, ha individuato numerosi conflitti della legge 107 con gli artt. della Costituzione 3, 9, 33, 34, 36, 53, 76, 97, per come autorevolmente e analiticamente illustrato nella lettera inviata al Presidente della Repubblica il 9 luglio 2015, allegata alla presente. 
CONSIDERATO CHE 
 • L'art. 117 della Costituzione recita : "La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali", i conflitti della legge 107 in materia d'istruzione, che è materia concorrente, con la Costituzione coinvolgono de facto anche la Regione: in particolare, 
• in ordine all’art. 1 comma 73 è configurabile una violazione dell’articolo 3 della Carta Costituzionale rispetto ai principi in esso sanciti di uguaglianza formale e sostanziale. Tale disposizione prevede, infatti, che a partire dall’anno scolastico 2016/2017 il personale docente delle istituzioni scolastiche statali, con contratto a tempo indeterminato, sia destinatario di incarichi triennali proposti dai dirigenti scolastici degli albi territoriali provinciali, ne deriva un’immissione in ruolo scevra di un’effettiva assegnazione di posto che risulta eventuale e appannaggio delle scelte del dirigente scolastico, col rischio che le stesse assumano carattere di arbitrarietà; 
• il principio di uguaglianza richiede che situazioni uguali siano trattate alla stessa stregua e situazioni eterogenee siano trattate in maniera diversa. Nel caso di specie si verrebbero a creare due categorie di lavoratori, astrattamente omogenee, ma con trattamento differente, soprattutto con riferimento alla posizione nei confronti del dirigente scolastico; 
• in relazione all’art.1 comma 33 si ravvisa una violazione degli artt. 3, 4 e 34 della Carta Costituzionale nella parte in cui in relazione all’alternanza scuola - lavoro, si fa esplicito riferimento all’obbligo e non alla mera possibilità di svolgere delle esperienze lavorative; in tal senso è da ritenersi che venga leso il diritto al solo studio, da intendersi come formazione culturale generale e non come formazione tesa a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro;  
• in ordine al comma 4 del novellato articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 si profila la lesione dell’autonomia degli organi collegiali a favore di un organo monocratico, il dirigente scolastico. Difatti, il Consiglio di Istituto, diversamente dal passato non definisce gli indirizzi del piano dell’offerta formativa (POF) ma è il dirigente scolastico a dettare gli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e amministrazione. Prima della novella il Consiglio di Istituto dettava gli indirizzi a cui il Collegio dei docenti si doveva attenere nell’elaborare il (POF), per poi essere adottato dal Consiglio; 
• con il recente intervento normativo il legislatore ha inteso conferire un potere soverchiante rispetto agli organi collegiali in capo al dirigente scolastico, che può respingere le elaborazioni del Collegio o le approvazioni del Consiglio di istituto, qualora non siano conformi agli indirizzi da lui dettati; in tal modo, gli organi collegiali, seppur indirettamente, vengono svuotati delle loro funzioni essenziali. Il collegio, organo tecnico professionale con competenza in ambito pedagogico didattico potrebbe perdere o vedere fortemente depauperate le sue funzioni. In tal guisa, la legge de qua parrebbe realizzare lo scardinamento della distinzione delle competenze, tale scelta va nella direzione di una lesione dell’autonomia scolastica e, quindi, di invasione o lesione di una competenza amministrativa che esula dalla sfera statale e che, quanto meno astrattamente, parrebbe ledere i principi di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 della Costituzione. Tale censura si riverbera sull’autonomia gestionale e amministrativa delle istituzioni scolastiche, generando una significativa compressione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, oltre che contrastare con il generale principio di ragionevolezza. Ma si possono con questo anche prospettare conflitti di competenze fra Regione e Dirigenti Scolastici, laddove il conferimento dei poteri e delle attribuzioni al DS possano invadere quelle preposte alle Regioni.
• Per effetto dell'art. 1, comma 108 della l. 107, che dice: "Per l’anno scolastico 2016/2017 è avviato un piano straordinario di mobilità territoriale e professionale su tutti i posti vacanti dell’organico dell’autonomia, rivolto ai docenti assunti a tempo indeterminato entro l’anno scolastico 2014/2015. Tale personale partecipa, a domanda, alla mobilità per tutti gli ambiti territoriali a livello nazionale, in deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia, di cui all’articolo 399, comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, per tutti i posti vacanti e disponibili inclusi quelli assegnati in via provvisoria nell’anno scolastico 2015/2016", si prevede un esodo di massa dei docenti calabresi verso altre regioni d'Italia del tutto ingiustificato, se si pensa che gli stessi docenti destinatari di tale provvedimento hanno lavorato ad oggi per almeno 36 mesi nelle province di appartenenza su posti scoperti, quasi tutti attualmente disponibili. Ciò comporta un impoverimento della Regione in ordine alle sue risorse economiche, finanziarie (gettito fiscale), umane e culturali, visto che i docenti rientrano nel capitale umano più qualificato del territorio, quindi ne costituiscono un fondamentale potenziale di crescita e sviluppo. In ciò la legge lede le competenze regionali in materia di "coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali", di cui all'art. 117 della Costituzione. 
• Inoltre l'esodo in massa dei docenti previsto per effetto dalla legge 107, art. 1, comma 108 confligge con alcuni dei principi fondamentali dello Statuto Regionale:" il sostegno della famiglia" e "il riconoscimento dei diritti delle fasce deboli della popolazione al superamento delle cause che determinano disuguaglianza e disagio", art. 3 della Carta Costituzionale. Infatti numerosi sono i casi di famiglie calabresi con portatori di handicap in cui entrambi i coniugi sono interessati dal piano di assunzioni previsto dalla legge 107, che rischiano, senza alcun riguardo alla loro situazione, di essere destinati a province italiane diverse senza poter accettare per mancanza di sostegno economico e sociale, tenendo anche conto che la retribuzione dei docenti, non è adeguata all'ISTAT dal 2009, e ciò infrange anche il dettato costituzionale dell'art. 36. 
• In merito all'alternanza scuola-lavoro, la legge 107 che ne dispone l'obbligatorietà, nei commi 38 e segg. dell' art. 1, lede la competenza regionale in merito alla formazione professionale laddove il dettato normativo statale non tiene conto dell'effettiva disponibilità sul territorio di enti che possano sostenerne l'attuazione e quindi pone la Regione in obbligo di ottemperare ad una funzione di mediazione tra scuola e territorio con un preciso vincolo orario (200 ore per i licei e 400 per gli istituti tecnici) e di curricolo a prescindere dal livello di fattibilità locale, dalla disponibilità di enti o aziende nelle prossimità delle sedi scolastiche interessate e dunque in modo non rispettoso dell'autonomia prevista dall'art. 117 della Costituzione e del principio di pari opportunità con particolare riguardo ai B.E.S. (Bisogni Educativi Speciali); 
• Relativamente al comma 181, lettera e) punto 4) l’ambiguità del dettato normativo che recita “l'istituzione di una quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali, prevedendo il co-finanziamento dei costi di gestione, da parte dello Stato con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell'infanzia e da parte delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio” non definisce il criterio e i principi ispiratori della delega, come previsto dall’art. 76 della Costituzione (“L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”). Infatti il comma 181, lettera e) punto 4) lascia aperta al legislatore la possibilità di far gravare il servizio essenziale delle scuole dell'infanzia direttamente sulle casse degli enti locali e delle Regioni con partecipazione delle famiglie utenti del servizio, per cui si potrebbe configurare una differenziazione e discriminazione fra le diverse realtà territoriali, di fatto venendo meno ai dettami costituzionali dell'art. 3 (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” principio delle pari opportunità) e dell'art. 33 della Costituzione (“La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”). 
Tali diritti, in base a questa delega, non sarebbero garantiti in egual maniera su tutto il territorio e la Regione Calabria si potrebbe trovare di fatto a dover gestire oltre che l’organizzazione strutturale delle scuole anche quella economica con una sperequazione di possibilità di rimuovere gli ostacoli a seconda della disponibilità propria, dei comuni di appartenenza e delle famiglie di provenienza degli utenti. 
Tutto quanto innanzi premesso e considerato, 
SI IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE E LA GIUNTA REGIONALE 
a promuovere la questione di legittimità costituzionale, in via principale, ex art.127 comma secondo della Costituzione innanzi alla Corte costituzionale avente ad oggetto la legge statale n.107, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 15 luglio 2015. 
Firmato: 
Movimento Docenti Autoconvocati - Cosenza 
Collettivo Insegnanti calabresi – Lamezia 
Comitato x la Scuola della Repubblica – Catanzaro e provincia 
Comitato docenti Crotone 
Comitato docenti Vibo Valentia 
Referenti:
Prof.ssa Lara Nocito (CS) 
Prof.ssa Daniela Costabile (Lamezia) 
Prof.ssa Rosella Cerra (Lamezia) 
Prof.ssa Biancalaura Granato (CZ) 
Prof.ssa Gianfranca Bevilacqua (Lamezia Terme) 
Prof.ssa Rosanna Giovinazzo Polistena (RC) 
Prof. Tassone Rocco Docente ITC di Mileto (VV) 
Prof.ssa Fiammingo Antonella, Referente comitato docenti Scuola (VV) 
Professore La Bernarda Francesco, Comitato docenti Crotone 

Segue la lettera al Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto



lunedì 10 agosto 2015

Risposta all'intervista dell'Ispettore Fusca



Il movimento docenti autoconvocati di Cosenza e il collettivo "Insegnanti calabresi" rispondono all'intervista dell'ispettore Fusca che ha decantato la riforma della scuola.
Ecco il comunicato stampa

Sulle pagine del quotidiano "La Provincia" di ieri, 9 agosto 2015, il giornalista Emanuele Armentano intervistava l'Ispettore Miur Francesco Fusca,  intorno alla legge 107/2015 di riforma della scuola. Senza sollevare alcun dubbio o perplessità, l'ispettore delineava un futuro di certezze e miglioramenti  per la scuola pubblica italiana, grazie ai contenuti della legge approvata, con voto di fiducia, agli inizi dello scorso mese di luglio.
Innanzitutto vorrei discutere della fiducia, appunto. Se un governo  pone la fiducia non si fida della sua stessa maggioranza e allora qualche domanda bisognerebbe porsela. Inoltre, la prassi costituzionale suggerisce un uso necessario in talune circostanze di tale strumento, magari per questioni che ledono l'essenza stessa dell'orientamento politico del governo,  non sistematico come i governi ormai sono avvezzi a  fare . Diciamo pure che il governo ha imposto la propria volontà e non ha permesso il confronto sugli emendamenti. Non ha neanche tenuto conto di mesi di lotta da parte della scuola tutta, con adesione di massa ai diversi scioperi  indetti. Ha imposto la propria volontà e quella degli interessi sottesi a questa riforma.
I docenti precari che potrebbero  entrare in ruolo, "senza furberie", come dice Fusca, sono stati sfruttati da quello stesso stato che li avrebbe dovuti difendere. Dopo decenni di precariato, lo scorso 26 novembre 2014, la Corte di giustizia europea ha dato ragione ai precari storici affermando, in una sentenza epocale, che gli stessi, dopo 36 mesi di reiterazione dei contratti, hanno diritto ad essere assunti. Questo è il vero motivo per cui è stata decisa tale assunzione, perchè molti avrebbero avuto diritto a risarcimenti non indifferenti. Il governo si è subito attrezzato e così, per tentare una rinuncia di massa, i più dovrebbero essere assunti su una graduatoria nazionale, laddove si troverà un posto grazie ad un  cervellone informatico che li collocherà a random, ossia a caso.   Quindi, docenti che per anni hanno atteso di essere immessi nelle loro province, senza spostarsi mai per evidenti  esigenze personali e familiari, si vedono ora "deportati" altrove,  non si sa dove. Entro dieci giorni dalla proposta di assunzione dovranno accettare o rifiutare, con la consapevolezza che verranno retribuiti con 1300 euro al mese e che quasi certamente non torneranno a casa nei prossimi anni. L'alternativa sarà restare nelle graduatorie, disconoscendo il proprio futuro. Quindi la scelta sarà tra il proprio lavoro, a cui ci si è dedicati per anni, e la propria famiglia.
La Card docente di 500 euro, da utilizzare per la formazione e l'aggiornamento, prevista dalla legge, di cui parla l'ispettore, ha sollevato non poche perplessità, soprattutto se si rileva il mancato rinnovo contrattuale atteso da 7 anni  e l'accorpamento dei primi due scatti stipendiali. Molti l'hanno assimilata agli 80 euro di aumento, di cui Renzi ha fatto dono a pochi fortunati, si fa per dire. Se si pensa  poi che questa card ha già fatto risvegliare gli interessi di associazioni ed università che ora immaginiamo cosa potrebbero essere capaci di proporre, la riflessione si fa ancora più profonda.  Speriamo che la gestione della stessa possa essere chiara, senza dar adito a possibili "interpretazioni libere" nel suo utilizzo. La formazione comunque già  esiste e dovrebbe saperlo l'Ispettore, visto che molti di quei corsi in cui i docenti si formano sono tenuti proprio da lui. I docenti con una coscienza, studiano, leggono, si aggiornano, frequentano corsi. Il problema sarebbe forse coltivare le loro coscienze, ma questo riguarda tutte le categorie di lavoratori, e non credo lo si potrà fare con una card.
In base a quali criteri poi il Dirigente scolastico sceglierà i docenti, possibile che l'ispettore non sia toccato da un dubbio sull'abuso che potrebbe scaturire da tale libertà?  Il preside sceglie i docenti, stabilisce il Piano dell'offerta formativa, con la libertà di insegnamento a grave rischio, e valuta i docenti con un comitato a cui partecipano le componenti genitori ed alunni, quindi chi verrà valutato poi valuterà a sua volta e ci chiediamo quali potrebbero essere i risvolti di una simile situazione,  certo non faticando a comprenderlo.
La continuità scuola-lavoro, di cui l'Ispettore parla, facciamo fatica ad immaginarla, piuttosto crediamo che l'obbligatorietà dell'alternanza scuola-lavoro leda fortemente il diritto allo studio degli alunni e doveva per questo essere facoltativa, non obbligatoria. Si delinea infatti un tentativo di sfruttare il lavoro degli alunni a costo zero, con l'illusorietà che una simile esperienza apra migliori prospettive lavorative, qui al Sud poi vorremmo capire dove e come.
infine la possibilità di fare donazioni, con un Credito di imposta pari al 65% nella dichiarazione dei redditi, vuol dire che se ho la possibilità ti farò dono di 100000 mila euro, ad esempio, 65 dei quali mi torneranno indietro e intanto, da privato, entro nella scuola pubblica e detto regole in cambio dei soldi che ti ho elargito.
I genitori che faranno frequentare ai propri figli la scuola privata potranno godere di una detrazione Irpef del 19% , quindi una elargizione che la stessa Costituzione vieta all'articolo 33 "... Enti e privati  hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato".
In tutto questo il Sud pagherà un prezzo altissimo.
E allora concedetici il diritto di replica e il "diritto alla resistenza" all'ingiustizia e se la distanza tra coscienze e leggi aumenta, proporzionalmente è necessario che  cresca il diritto a resistere.
Benvenuti nella "Buona Scuola"!

Prof.ssa Lara Nocito
Movimento Docenti Autoconvocati di Cosenza.
Collettivo Insegnanti  Calabresi